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mercoledì 14 novembre 2012

Domani la Cina annuncerà gli uomini alla guida del Paese fino al 2022. Xi Jinping sarà il segretario

da www.ilsole24ore.com


Xi Jinping (LaPresse)Xi Jinping (LaPresse)
PECHINO - La lista dei candidati probabilmente è già pronta da tempo. Ma resterà segreta fino all'ultimo istante. Che è ormai vicinissimo: domani la Cina svelerà al mondo i nomi degli uomini destinati a guidare la superpotenza asiatica fino al 2022.
«Dichiaro chiuso vittoriosamente il Congresso», ha detto oggi il presidente Hu Jintao, facendo calare il sipario sul grande conclave rosso che ha sancito l'attesissima transizione di potere dalla Quarta alla Quinta Generazione di comunisti cinesi. Domani, nella sua prima riunione ufficiale, il Comitato Centrale uscito rinnovato per oltre la metà dei suoi membri (204 effettivi più 170 supplenti) dal Diciottesimo Congresso nominerà il nuovo Politburo che sarà formato da una trentina di persone. Quest'ultimo a sua volta subito dopo eleggerà il suo ristrettissimo ufficio politico, il Comitato Permanente del Politburo: un pugno di uomini (7 o 9) che nei prossimi dieci anni deciderà le sorti della seconda economia mondiale.
L'ordine con cui oggi i leader rossi sono saliti sul palco allestito in pompa magna nella Grande Sala del Popolo ha confermato quali saranno le gerarchie nella nuova classe dirigente che la prossima primavera salirà al potere. Xi Jinping sostituirà Hu Jintao sulle poltrone di segretario del Partito Comunista, presidente della Repubblica e, con ogni probabilità, anche della Commissione Militare. E Li Keqiang diventerà premier al posto di Wen Jiabao.
Ma chi sono i due uomini che si apprestano a salire sulla plancia di comando della corazzata cinese? Risposta ardua, se non impossibile. Perché tracciare il profilo dei leader massimi cinesi è più difficile che abbozzare la biografia di un imperatore o di un papa dell'Alto Medioevo. Le fonti scarseggiano, così ciò che conta di più non è la conoscenza, ma la percezione. Che, solitamente, è a senso unico: un gerarca rosso non può che essere un riformista convinto. È questa, infatti, l'immagine sapientemente costruita a tavolino dalla propaganda di regime, fatta filtrare all'esterno a uso e consumo dell'opinione pubblica domestica e internazionale. Che, oggi più che mai dopo lo scandalo che ha travolto Bo Xilai e le recenti indiscrezioni sulle fortune accumulate dalla famiglia di Wen Jiabao, deve convincersi che il Partito è impegnato in un profondo processo di rinnovamento.
È quindi percepito come riformista Xi Jinping, l'uomo che tra poche ore riceverà da Hu lo scettro e la corona di nuova imperatore cinese. Originario dello Shaanxi, 59 anni, due lauree conseguite alla prestigiosa Tsinghua University, sposato con una famosa cantante d'opera cinese, il futuro leader massimo è un figlio d'arte. O meglio, un "principino rosso". Suo padre, Xi Zhongxun, ricoprì la carica di vicepremier. E per quei tempi si dimostrò un vero riformista: fu lui infatti l'architetto delle Zone economiche speciali volute da Deng Xiaoping nei primi anni '80 per favorire il decollo industriale del paese e attirare gli investimenti stranieri.
Nonostante i suoi nobili natali (cosa che in Cina facilita molto le carriere dei giovani funzionari rampanti), nella scalata al vertice del Partito Xi Jinping ha dovuto farsi le ossa in province "difficili" dell'Impero come l'Hebei (per il tasso di povertà) e il Fujian (per il tasso di corruzione). Dopo aver superato questi due banchi di prova, è stato nominato Governatore del Zhejiang, una delle più ricche province del Paese. Nella primavera 2007, sei mesi prima di entrare nel Comitato Permanente del Politburo, è stato segretario del Pcc a Shanghai. Con un mandato preciso: far pulizia e mettere ordine nel Partito dopo lo scandalo che l'anno prima aveva decimato la nomenklatura cittadina legata all'ex presidente Jiang Zemin.
Ed è addirittura percepito come un super-riformista Li Keqiang. Cinquantasette anni, già segretario del Pcc nella prosperosa provincia di Liaoning, una laurea in economia alla Beijing University, il futuro premier cinese si trascina dietro questa fama fin dai tempi in cui militava nella Lega dei Giovani Comunisti. O almeno così lo descrive chi lo ha conosciuto alla fine degli anni '70 quando, approfittando del clima di profonda disillusione lasciato dalla Rivoluzione culturale, il giovane studente dell'Anhui parlava con disinvoltura di democrazia nei dibattiti interni alla Lega dove, a suo tempo, conobbe il suo futuro mentore, Hu Jintao.
Ma, in Cina come in ogni altra parte del mondo, in politica per far carriera serve una buona dose di cinismo. E così anche il futuro premier, cammin facendo, avrebbe perso per strada buona parte dell'antica stoffa di innovatore, aggiunge maliziosamente chi ha conosciuto Li ai bei tempi, riferendosi a uno sconcertante episodio accaduto alla fine degli anni '90: lo scandalo delle trasfusioni di sangue ai malati di Aids nell'Henan, insabbiato dallo stesso Li che all'epoca era governatore della provincia. E visto che tra i leader della Quinta Generazione Li è quello che parla il miglior inglese, toccherà ai diplomatici e ai capi di Stato stranieri verificare quanto sia ancora viva, autentica e sincera la passione riformista del nuovo primo ministro.

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