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sabato 31 agosto 2013

Il Giappone «festeggia» il ritorno dell'inflazione

da www.ilsole24ore.com


Qualcosa si muove. In Giappone i prezzi salgono per il secondo mese consecutivo, la produzione recupera, la disoccupazione cala ancora.
È l'Abenomics che funziona? Non sono, quelli di ieri, i primi segnali incoraggianti degli effetti della nuova, aggressiva e controversa, politica economica - fiscale e monetaria - del primo ministro Shinzo Abe. Il rialzo dello 0,7% a luglio dell'inflazione core (che esclude solo i prezzi alimentari), per quanto non certo risolutivo, è comunque il secondo consecutivo dopo lo 0,3% di giugno, e quasi un record degli ultimi cinque anni (è il livello massimo da novembre 2008). Se la produzione delle imprese, in rialzo del 3,2% mensile, è inferiore all'atteso 3,7%, compensa però quella flessione del 3,1% di giugno che aveva fatto temere un insuccesso. Il calo della disoccupazione, da un invidiabilissimo 3,9% di giugno al 3,8% segnala che prosegue il trend iniziato a gennaio e che la domanda interna, i consumi, dovrebbero tenere anche in futuro.
Il Governo è molto soddisfatto. «Il Giappone sta per uscire dalla deflazione», ha annunciato il ministro della Rinascita economica Akira Amari, al quale è stata affidata l'esecuzione della Abenomics. Il rialzo in realtà è stato sospinto soprattutto dal rincaro dell'energia ma, escludendo questi prezzi, dall'indice core-core in flessione dello 0,1% dal -0,2% di giugno emerge comunque - spiega Shuji Tonouchi della Mitsubischi Ufj Morgan Stanley, che «i dettaglianti del settore abbigliamento e dei prodotti di marca riescono a scaricare meglio i costi più alti sui consumatori, e questo è un segno positivo: le spese dei consumatori restano forti». Gli stipendi sono infatti saliti a luglio dell'1,3%, aumentando il potere d'acquisto delle famiglie; e le spese al consumo sono cresciute nei primi sette mesi dell'anno, in parallelo all'occupazione, a vantaggio soprattutto dei beni alimentari, e dei viaggi e del tempo libero.
È comunque troppo presto per cantare vittoria: non solo resta lontano l'obiettivo di inflazione del 2% fissato da Haruhiko Kuroda, governatore della banca centrale Nippon Ginko, ma presto i prezzi dell'energia potrebbero rallentare; mentre Kyohei Morita e Yuichiro Nagai di Barclays invitano a guardare alla flessione dei prezzi dei cereali alla Borsa di Chicago, che ha ricadute sul Giappone con un ritardo di un anno. La prospettiva di un aumento dell'Iva, per quanto relativamente lontana nel tempo - dovrebbe salire dal 5% all'8% ad aprile e al 10% nell'ottobre 2015 - sembra inoltre frenare la fiducia dei consumatori, e sta alimentando un dibattito piuttosto intenso in vista della decisione finale di inizio ottobre.
In ogni caso, il Giappone cresce, secondo i dati del secondo trimestre, a un ritmo del 2,6% annualizzato (0,6% trimestrale) che ha un po' deluso le attese ma che comunque sembra solido. Soprattutto alla luce della ripresa della produzione di luglio, dopo il dato negativo dei due mesi precedenti. Le previsioni del ministero per l'Economia parlano ora di una crescita della produzione dello 0,2% in agosto (corretto dal -0,9%) e dell'1,7% di settembre, il che fa sperare in un buon terzo trimestre.
C'è un po' di attesa, ora, per la riunione della Nippon Ginko della prossima settimana, ma non si prevedono cambiamenti nell'attuale politica monetaria di stimolo.

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LA RICETTA DI ABE
Un cattivo equilibrio
Per almeno due decenni, il Giappone ha conosciuto deflazione e bassa crescita. Quella che appariva un'anomalia legata alle peculiarità del Paese è stata poi riconosciuta dagli studiosi come un equilibrio "cattivo" e stabile in cui qualunque economia può cadere.
Tentativi troppo timidi
Per uscire da questa trappola, e avviare l'economia verso un equilibrio "buono" occorre uno sforzo enorme. Già all'inizio di questo secolo Milton Friedman, padre di quel monetarismo in genere associato a una politica di grande rigore, invitava la banca centrale a inondare il sistema di denaro, acquistando assets, per contrastare la riduzione dell'offerta di moneta. Non fu ascoltato abbastanza: per evitare di strafare, la Nippon Ginko ha più volte creato prematuramente l'aspettativa di una stretta monetaria.
La Abenomics
La svolta è arrivata con Shinzo Abe, l'attuale primo ministro, che ha varato una nuova politica economica ultraespansiva, tradizionale nei suoi strumenti - Keynes più Friedman, entrambi rinnovati - ma molto aggressiva. La politica fiscale prevede un aumento della spesa pubblica, a vantaggio soprattutto degli investimenti; quella monetaria un target d'inflazione del 2% con tassi d'interesse negativi e massicci acquisti di bond.

mercoledì 28 agosto 2013

Guangdong, le nuove centrali a carbone “uccideranno 16mila persone”

da www.asianews.it

Il governo della ricca provincia meridionale pianifica la costruzione di 22 nuovi impianti energetici, ma esperti e attivisti per l’ambiente avvertono: “Provocheranno una strage nei prossimi anni”. E il delta del Fiume delle Perle diventa nero.


Guangzhou (AsiaNews) - Le 22 nuove centrali elettriche a carbone pianificate dal governo del Guangdong provocheranno circa 16mila morti nei prossimi 40 anni, che vanno sommate alle 3.600 vittime che l'inquinamento provoca già oggi nella ricca provincia meridionale. È l'allarme lanciato da esperti e attivisti per l'ambiente, che chiedono al governo provinciale di tornale alla politica "no-carbone" lanciata nel 2009 nel delta del Fiume delle Perle. Che in questi giorni è diventato nero (v. foto) per l'inquinamento eccessivo.
Le stime sono state presentate da Andrew Gray, consulente per la qualità dell'aria ingaggiato da Greenpeace per studiare l'impatto sulla salute del PMI, il particolato emesso dalla combustione di carbone nell'aria. Questo elemento è già noto alle cronache nazionali e internazionali, dato che nei momenti di massima produzione industriale oscura i cieli di Pechino, Shanghai e delle altre megalopoli nazionali costringendo la popolazione a vivere il più possibile all'interno di case e uffici.
Al momento, le 96 centrali a carbone già attive nel territorio provocano ogni anno 3.600 vittime e circa 4mila casi di asma infantile nella provincia e a Hong Kong. Con l'attivazione delle nuove centrali, i casi di asma arriverebbero a 15mila mentre quelli di bronchite cronica sarebbero almeno 19mila. Zhou Rong, attivista per l'ambiente, dice: "L'impatto cumulativo sulla salute umana di questo progetto è devastante. La regione del delta del Fiume delle Perle dovrebbe tornare a una politica ambientalista come quella contro il carbone lanciata nel 2009. Ma nella sua fame di energia il Guangdong ha ignorato il bando sul carbone".
L'allarme è sostenuto anche dalle immagini del fiume Maozhou, il più ampio della città meridionale di Shenzhen e cuore del delta, che in questi giorni è divenuto nero a causa dell'inquinamento industriale e privato. Il governo ha stanziato circa 100 milioni di euro per ripulire il bacino entro il 2015, ma con questi ritmi sembra impossibile riuscire a raggiungere l'obiettivo senza che nuovi scarichi riportino la situazione al punto di partenza.
La sovrapproduzione industriale è un'arma a doppio taglio per il governo cinese. Da una parte essa garantisce una crescita sostenuta del Prodotto interno lordo, necessaria per mantenere la stabilità sociale e per affermare il nuovo ruolo da protagonista per la Cina sul palcoscenico mondiale; dall'altra provoca sempre più imponenti manifestazioni popolari contro l'inquinamento, gli espropri forzati dei terreni e la corruzione di funzionari del Partito e industriali.


mercoledì 21 agosto 2013

Fukushima, acqua radioattiva. Il governo verso l’emergenza nucleare

da www.asianews.it

GIAPPONE
Dopo le ammissioni della Tepco l’esecutivo giapponese alza a “livello 3”, ovvero “incidente grave”, la situazione delle coste orientali del Paese. Nei giorni scorsi oltre 300 tonnellate di acqua radioattiva sono fuoriuscite da un serbatoio della centrale nucleare colpita dal terremoto dell’11 marzo 2011.


Tokyo (AsiaNews) - Torna la paura sulle coste orientali del Giappone: questa mattina l'Autorità giapponese di controllo sul nucleare ha infatti innalzato a "livello 3" (ovvero "incidente grave" sulla Scala internazionale degli eventi nucleari) la perdita di 300 tonnellate di acqua altamente radioattiva avvenuta nei giorni scorsi dalla centrale di Fukushima. La classificazione al livello 3 (su una scala che arriva fino a 7) equivale al "rilascio di una grande quantità di materiale radioattivo all'interno dell'installazione".
La Tokyo Electric Power Company (Tepco) ha confermato la fuoriuscita due giorni fa. Inoltre, i tecnici della compagnia - che agisce per conto del governo come "liquidatore" del materiale radioattivo ancora presenti nelle centrali danneggiate - una parte di quest'acqua si sarebbe infiltrata nel terreno. Il serbatoio è uno dei 26 installati accanto al reattore 4 e le  vasche sono circondate da una bassa barriera bassa.
La Tepco prevede ora di rimuovere il terreno vicino al serbatoio danneggiato e di misurare i livelli di radiazione nella zona per determinare l'entità delle ultime perdite di acqua dai resti radioattivi della centrale nucleare. La compagnia ha dovuto ammettere inoltre che nella zona è presente una concentrazione record di trizio - un isotopo radioattivo dell'idrogeno emesso dalle centrali nucleari - nel mare davanti a Fukushima Daiichi. I prelievi effettuati il 15 agosto non lontano dal reattore 1 contengono un livello di trizio di 4.700 becquerel per litro, contro i 3.800 Bq/l dell'11 agosto. L'acqua prelevata il 15 agosto vicino al reattore 2  contiene 2.600 bq/l di trizio.
Si tratta del livello più elevato dopo il disastro nucleare. La contaminazione radioattiva dell'oceano Pacifico intorno alla centrale di Fukushima è dovuta alle fughe dell'acqua contenuta nei sotterranei dei reattori (ed ora anche nei serbatoi di emergenza) ma la Tepco non riesce a spiegare l'aumento dei livelli di isotopi dal maggio 2013. A fine giugno l'utility aveva rilevato una concentrazione di trizio di 1.100 Bq/l nel mare a 25 metri dalla costa. Il livello normale in acque pulite è di circa 50Bq/l, ma può arrivare fino a 350 Bq/l prima di generare problemi.
L'11 marzo del 2011 un terremoto ha colpito le coste orientali del Giappone, provocando un enorme tsunami - con onde di oltre 40 metri - che ha invaso la zona di Fukushima e le sue centrali nucleari. Il sisma di magnitudo 9 ha avuto effetti catastrofici: 15.850 morti; 6.011 feriti; 3287 dispersi; 800mila edifici distrutti; incendi in molte zone; strade e ferrovie danneggiate; crollo di dighe. Quattro milioni di famiglie del nord-est sono rimaste senza elettricità e un milione senz'acqua.

lunedì 19 agosto 2013

Pyongyang e Seoul trattano per riprendere le 'riunificazioni familiari'

da www.asianews.it

Gli incontri fra parenti divisi dalla Guerra di Corea sono interrotti dal 2010. Il Nord accetta di discutere un nuovo calendario di visite e invita una delegazione del Sud sul monte Kumgang per “studiare la logistica dell’evento”. E questo mentre sono in corso le esercitazioni militari congiunte fra Stati Uniti e Corea del Sud.


Seoul (AsiaNews) - Il governo della Corea del Nord ha accettato di "riaprire i colloqui" con quello del Sud per organizzare le riunificazioni familiari, ovvero gli incontri tra coloro che dopo la Guerra di Corea (1950/1953) sono stati separati dal confine tracciato a metà della penisola. Gli incontri sono sospesi dal 2010 e potrebbero ripartire il 19 settembre, quando si celebra il Chuseok, la "Festa del Ringraziamento" coreana.
Pyongyang ha chiesto a Seoul di incontrarsi per discutere sul monte Kumgang, complesso turistico che si trova in territorio nordcoreano, e non nel villaggio di Panmujom: questo si trova nella Zona demilitarizzata ed è da sempre il luogo deputato per gli incontri governativi bilaterali. Le riunificazioni sarebbero organizzate dalla Croce Rossa di entrambe le nazione: una delegazione del Sud dovrebbe recarsi il prossimo 22 agosto sul monte per "studiare la logistica dell'evento".
La Corea del Nord avrebbe chiesto anche di eliminare il bando imposto da Seoul ai viaggi turistici sul Kumgang, importante fonte di reddito per il regime, che sono stati interrotti nel 2008 dopo che un turista sudcoreano venne ucciso per errore da un soldato del Nord. La questione sarebbe stata inserita fra le "priorità" stabilite dai due governi lo scorso 14 agosto, quando (dopo mesi di negoziati) si sono accordate per riaprire anche il complesso industriale inter-coreano di Kaesong.
Sono circa 73mila i sudcoreani (quasi tutti con più di 70 anni di età) che vogliono riabbracciare le proprie famiglie rimaste al Nord: "Se riesco a incontrare i miei - dice Kim Gyu-oh, 84 anni - non avrò più rimorsi. Posso morire anche adesso."
Negli ultimi tempi Seoul ha puntato molto sull'aspetto umanitario della questione. Dei sopravvissuti alla guerra, il 9,3 % ha più di 90 anni; il 40,5 % più di 80 anni e il 30,6 % più di 70 anni. L'esecutivo guidato da Park Geun-hye ha sottolineato che sarebbe "inumano" non consentire a queste persone di "salutare per l'ultima volta" i propri familiari.
Il disgelo di Pyongyang nei rapporti con Seoul potrebbe derivare sia da un disperato bisogno di aiuti economici e alimentari che dalla paura della rinnovata alleanza militare fra Corea del Sud e Stati Uniti. Proprio questa mattina sono iniziate infatti delle esercitazioni militari congiunte fra i due Paesi - che "hanno avvertito da tempo il Nord" - che dureranno 12 giorni e impiegheranno 50mila soldati coreani e 30mila statunitensi.

sabato 17 agosto 2013

Da Repubblica a monarchia, Pyongyang 'sarà governata solo dai Kim'

da www.asianews.it

COREA DEL NORD
di Joseph Yun Li-sun
Il Parlamento nordcoreano approva una revisione costituzionale che identifica il governo del Paese con la famiglia regnante, attacca i "borghesi che trafficano in valuta" ed elimina i concetti di socialismo e comunismo per rimpiazzarli con la delirante "rivoluzione Juche".


Pyongyang (AsiaNews) - La Corea del Nord e il Partito dei Lavoratori "saranno tenuti in vita per sempre solo grazie alla linea di sangue Baekdu". È il concetto fondamentale della revisione costituzionale approvata dal Parlamento nordcoreano, che ha così stabilito la fine del concetto di "Repubblica democratica popolare" per adottare quello della monarchia ereditaria. La revisione ha stravolto i 10 "principi fondamentali" che sono alla base del Partito dei Lavoratori, unico organo politico del Paese.
La "linea di sangue Baekdu" è un riferimento diretto al monte omonimo, sacro per i coreani, dove secondo la leggenda sarebbe nato il popolo coreano nel periodo e il primo regno, quello Gojoseon, nel 2333 avanti Cristo. La propaganda comunista ne ha fatto la culla della Rivoluzione: secondo la storiografia nazionale, è da qui che Kim Il-sung (fondatore e padre della patria) avrebbe organizzato la resistenza anti-giapponese. Sempre qui sarebbe nato Kim Jong-il, suo figlio, che in realtà ha visto la luce in Russia.
La revisione dei principi non si limita a cambiare lo status nazionale, ma attacca "i borghesi che trafficano in valuta" ed elimina i concetti di socialismo e comunismo, che vengono rimpiazzati in maniera ufficiale dall'unico dogma della "rivoluzione Juche". Quest'ultima è la summa dei pensieri di Kim Il-sung, un miscuglio di autarchia economica (che con il tempo si è dimostrata disastrosa per il Paese) e di militarismo esasperato.
Una fonte cattolica che opera sul confine spiega ad AsiaNews: "Si tratta di un vero confine ideologico. Con questa revisione il governo mette in chiaro che la fine del regime non è pensabile fino a che ci saranno discendenti diretti di Il-sung da mettere sul trono. E quindi fa escludere la possibilità di un golpe militare o di una rivoluzione interna. Oramai la Corea del Nord si identifica per intero con la famiglia Kim".

lunedì 12 agosto 2013

Cina, ennesimo arresto per un dissidente democratico

da www.asianews.it

Yang Lin ha già trascorso un anno ai lavori forzati per aver firmato ‘Carta 08’, il manifesto costituzionale del Nobel per la pace Liu Xiaobo. Ora rischia 5 anni per “incitamento alla sovversione del potere statale”. Sempre più fioche le speranze di un nuovo corso guidato dalla leadership di Xi Jinping.


Pechino (AsiaNews) - Il governo cinese stringe la morsa contro i dissidenti che "osano" criticare il sistema monopartitico nazionale. La polizia della ricca provincia meridionale del Guangdong ha infatti arrestato Yang Lin, 45 anni, che combatte da anni per la democratizzazione della Cina. Il dissidente, uno dei firmatari della 'Carta 08' del Nobel Liu Xiaobo, ha già trascorso un anno in un campo di lavori forzati.
La notizia dell'arresto è stata confermata dal fratello, Yang Mingzhu, in un colloquio telefonico con il South China Morning Post. Le autorità hanno accusato Yang Lin di "incitamento alla sovversione del potere statale", una delle accuse più comuni nella lotta del governo contro le voci libere del Paese. Se confermata da una sentenza, questa accusa può portare a un massimo di 5 anni di detenzione.
Secondo il Chinese Human Rights Defenders, gruppo per i diritti umani con base negli Stati Uniti, il dissidente "non ha mai esitato a gettarsi con tutto il cuore per aiutare i cittadini svantaggiati che combattono per i propri diritti, e ha sempre promosso delle attività a favore della democrazia costituzionale in Cina".
L'arresto contribuisce ad alimentare la delusione di quel gruppo di persone che avevano sperato nel nuovo presidente cinese Xi Jinping, da molti definito un "liberale". Negli ultimi mesi, infatti, le autorità hanno arrestato almeno 16 attivisti che combattevano contro la corruzione del Partito comunista e della sua leadership, oltre a mantenere un clima di terrore nell'ambiente democratico di tutta la Cina.

giovedì 8 agosto 2013

Kaesong, Seoul e Pyongyang trattano per la riapertura

da www.asianews.it

COREA
Fissato per il 14 agosto “l’incontro definitivo” per decidere le sorti del complesso intercoreano, dove 123 fabbriche del Sud danno lavoro a circa 50mila operai del Nord.


Seoul (AsiaNews) - Dopo circa 2 settimane di stallo, i governi delle due Coree si sono accordati per far ripartire i colloqui per la riapertura del complesso industriale intercoreano di Kaesong. Seoul aveva chiesto ieri "una risposta definitiva sulla questione", cui ha risposto Pyongyang con la proposta di incontrarsi il 14 agosto per fissare i particolari della contrattazione.
Nel complesso, che si trova nei pressi della Zona demilitarizzata, operano 123 fabbriche sudcoreane che danno lavoro a circa 50mila operai del Nord. Si tratta di un importante fonte di reddito per la disastrata economia del regime dei Kim, provata da politiche finanziarie fallimentari e da una spesa bellica in continuo aumento.
La chiusura del complesso industriale inter-coreano è stata decisa in maniera unilaterale da Pyongyang all'inizio di aprile, ultimo atto di una serie di provocazioni belliche e propagandistiche che hanno portato la penisola sull'orlo di un nuovo conflitto aperto. Da metà luglio i due governi hanno cercato di trovare dei "punti in comune" per autorizzare la riapertura, ma senza arrivare a un accordo.
Ieri la Commissione per la Riunificazione pacifica della Corea - dipartimento governativo di Pyongyang - ha pubblicato un comunicato: "Il Nord ha deciso di far entrare gli industriali del Sud a Kaesong. I due governi cercano di evitare nuove tensioni e vogliono riprendere le operazioni nell'area senza farsi coinvolgere da altre situazioni".
La Chiesa cattolica della Corea del Sud ha chiesto più volte la riapertura del complesso, definita dall'arcivescovo di Seoul "un simbolo di pace e speranza" per la futura riunificazione del Paese.

lunedì 5 agosto 2013

Hiroshima, 68 dopo: il Giappone ancora diviso sul nucleare

da www.ilsole24ore.com


Hiroshima, 68 dopo: il Giappone ancora diviso sul nucleare
Ore 8.15 (1.15 ora italiana), mattinata a Hiroshima, 68 anni dopo: il monotono suono della grande campana della pace, provocato da alcuni discendenti delle vittime, dà l'avvio a un minuto di silenzio per commemorare le vittime della prima bomba atomica.
Circa 50mila persone nel Peace Memorial Park e delegazioni da un'ottantina di Paesi - compresi quelli che hanno armi nucleari, salvo la Cina - sono intervenute alla cerimonia, iniziata con la dedica del registro dei nomi dei sopravvissuti che sono deceduti nel corso dell'ultimo anno e chiusa con il canto corale della "Hiroshima Peace Song".
Il primo ministro Shinzo Abe è intervenuto sottolineando che il Giappone, come unica vittima dell'arma atomica, ha il dovere di battersi per un mondo senza armi nucleari. Ma poco prima dell'inizio del suo discorso, dall'area al di fuori del perimetro ufficiale della cerimonia, alcuni attivisti hanno cominciato a gridare slogan anti-nucleari dai megafoni, che hanno poi fatto da lontano ma udibile sottofondo alle parole di Abe.
Il premier è un deciso fautore della riattivazione di nuove centrali nucleari (attualmente sono in funzione solo due reattori su 50), benché da quella di Fukushima Daiichi - a quasi due anni e mezzo dallo tsunami - continuino ad arrivare notizie di fuoriuscite di radioattività. La muta presenza di Tamotsu Baba, sindaco di Namie (il paese vicino alla centrale che è ancora nella zona off-limits) ricordava il dramma degli sfollati, che sono ancora circa 100mila.
Abe ha dovuto sorbirsi anche l'accusa di incoerenza politica da parte del sindaco di Hiroshima: Kazumi Matsui, nella "Peace Declaration" ha biasimato che Tokyo abbia concluso un accordo sul nucleare civile con l'India, che è un Paese proliferatore: «Benché l'intesa promuova le relazioni economiche, probabilmente sarà da intralcio all'abolizione delle armi nucleari». Matsui ha chiesto al governo di rafforzare piuttosto i legami con i Paesi che cercano questa abolizione: «Al meeting ministeriale dell'Iniziativa per la Non-Proliferazione e il Disarmo nella prossima primavera a Hiroshima, speriamo che il Giappone faccia da guida verso un più forte regime NPT (Trattato di non proliferazione)».
Già: in aprile a Ginevra, nel contesto della Commissione preparatoria della Conferenza per la revisione dell'NPT, il Giappone non ha firmato - come hanno fatto 80 Paesi - lo statement che dichiara inumane le armi atomiche. L'argomento di Tokyo è stato che la sua firma sarebbe in contraddizione con la politica di sicurezza nazionale dipendente dall'ombrello nucleare americano. Comunque, il presidente dell'Assemblea delle Nazioni Unite, Vuk Jeremic (che aveva visitato il Giappone in precedenza nel marzo 2011, da ministro degli esteri di Serbia, partendo poche ore prima del terremoto), nel suo discorso ha evidenziato che una tappa importante sulla via del disarmo atomico sarà quella di settembre all'Onu, quando l'Assemblea prenderà in mano la questione. Il sindaco Matsui ha continuato ricordando l'iniziativa di 5.700 città (compresi i "Mayors for Peace, sindaci per la pace") per promuovere una nuova convenzione internazionale sulle armi nucleari , con l'obiettivo della loro abolizione nel 2020.
E ha parlato soprattutto del dramma degli "hibakusha" (le vittime dell'atomica), come monito e sprone verso il raggiungimento di questo obiettivo non impossibile (oggi sono ancora 201.700 circa le persone registrate in Giappone come hibakusha: età media 78,8 anni). «Raccomandiamo al governo nazionale di sviluppare rapidamente e attuare una politica energetica responsabile che ponga la massima priorità sulla sicurezza e il benessere delle persone», ha concluso Matsui, senza però sponsorizzare esplicitamente l'ipotesi della rinuncia del Giappone al nucleare civile.
L'ambasciatore degli Stati Uniti, John Roos - che era stato il primo responsabile diplomatico statunitense a Tokyo a venire a Hiroshima nel 2010 - era tra i presenti e andrà anche a Nagasaki venerdì prossimo per l'analoga commemorazione della seconda bomba atomica sganciata dagli americani: sono ormai i suoi ultimi atti ufficiali, prima di concludere la missione e lasciare la sede di Tokyo alla figlia di John Kennedy, Caroline, che sarà la prima donna ambasciatrice Usa in Giappone (i giapponesi hanno accolto con favore la nomina decisa da Obama, in quanto pensano che la sua modesta esperienza diplomatica e internazionale sarà compensata da un filo diretto con la Casa Bianca). La presenza dell'ambasciatore non intende certo sconfessare la decisione del Presidente Truman di far sganciare il "Little Boy": piuttosto - secondo il comunicato ufficiale - testimonia come gli Usa intendano «continuare a lavorare con il Giappone per far avanzare l'obiettivo del Presidente Obama di realizzare un mondo senza armi nucleari».
Se il sindaco Matsui ha elogiato la proposta di Obama alla Russia di avviare negoziati per una ulteriore riduzione dei rispettivi arsenali atomici, Roos ha potuto sentire una forte critica alla politica americana, quando il presidente del Consiglio Comunale di Hiroshima Noriaki Usui ha, in pratica, messo sullo stesso piano Washington, Teheran e Pyongyang. «Gli Stati Uniti continuano a attuare nuovi tipi di esperimenti nucleari e test atomici "sub-critical" e la Corea del Nord ha effettuato il suo terzo test nucleare, il che, assieme agli sviluppi del programma nucleare iraniano, mostra che il pericolo della proliferazione e uso di armi atomiche sta aumentando», ha detto Usui. Un rischio sempre più alto, dunque. 68 anni dopo Hiroshima.