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sabato 31 agosto 2013

Il Giappone «festeggia» il ritorno dell'inflazione

da www.ilsole24ore.com


Qualcosa si muove. In Giappone i prezzi salgono per il secondo mese consecutivo, la produzione recupera, la disoccupazione cala ancora.
È l'Abenomics che funziona? Non sono, quelli di ieri, i primi segnali incoraggianti degli effetti della nuova, aggressiva e controversa, politica economica - fiscale e monetaria - del primo ministro Shinzo Abe. Il rialzo dello 0,7% a luglio dell'inflazione core (che esclude solo i prezzi alimentari), per quanto non certo risolutivo, è comunque il secondo consecutivo dopo lo 0,3% di giugno, e quasi un record degli ultimi cinque anni (è il livello massimo da novembre 2008). Se la produzione delle imprese, in rialzo del 3,2% mensile, è inferiore all'atteso 3,7%, compensa però quella flessione del 3,1% di giugno che aveva fatto temere un insuccesso. Il calo della disoccupazione, da un invidiabilissimo 3,9% di giugno al 3,8% segnala che prosegue il trend iniziato a gennaio e che la domanda interna, i consumi, dovrebbero tenere anche in futuro.
Il Governo è molto soddisfatto. «Il Giappone sta per uscire dalla deflazione», ha annunciato il ministro della Rinascita economica Akira Amari, al quale è stata affidata l'esecuzione della Abenomics. Il rialzo in realtà è stato sospinto soprattutto dal rincaro dell'energia ma, escludendo questi prezzi, dall'indice core-core in flessione dello 0,1% dal -0,2% di giugno emerge comunque - spiega Shuji Tonouchi della Mitsubischi Ufj Morgan Stanley, che «i dettaglianti del settore abbigliamento e dei prodotti di marca riescono a scaricare meglio i costi più alti sui consumatori, e questo è un segno positivo: le spese dei consumatori restano forti». Gli stipendi sono infatti saliti a luglio dell'1,3%, aumentando il potere d'acquisto delle famiglie; e le spese al consumo sono cresciute nei primi sette mesi dell'anno, in parallelo all'occupazione, a vantaggio soprattutto dei beni alimentari, e dei viaggi e del tempo libero.
È comunque troppo presto per cantare vittoria: non solo resta lontano l'obiettivo di inflazione del 2% fissato da Haruhiko Kuroda, governatore della banca centrale Nippon Ginko, ma presto i prezzi dell'energia potrebbero rallentare; mentre Kyohei Morita e Yuichiro Nagai di Barclays invitano a guardare alla flessione dei prezzi dei cereali alla Borsa di Chicago, che ha ricadute sul Giappone con un ritardo di un anno. La prospettiva di un aumento dell'Iva, per quanto relativamente lontana nel tempo - dovrebbe salire dal 5% all'8% ad aprile e al 10% nell'ottobre 2015 - sembra inoltre frenare la fiducia dei consumatori, e sta alimentando un dibattito piuttosto intenso in vista della decisione finale di inizio ottobre.
In ogni caso, il Giappone cresce, secondo i dati del secondo trimestre, a un ritmo del 2,6% annualizzato (0,6% trimestrale) che ha un po' deluso le attese ma che comunque sembra solido. Soprattutto alla luce della ripresa della produzione di luglio, dopo il dato negativo dei due mesi precedenti. Le previsioni del ministero per l'Economia parlano ora di una crescita della produzione dello 0,2% in agosto (corretto dal -0,9%) e dell'1,7% di settembre, il che fa sperare in un buon terzo trimestre.
C'è un po' di attesa, ora, per la riunione della Nippon Ginko della prossima settimana, ma non si prevedono cambiamenti nell'attuale politica monetaria di stimolo.

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LA RICETTA DI ABE
Un cattivo equilibrio
Per almeno due decenni, il Giappone ha conosciuto deflazione e bassa crescita. Quella che appariva un'anomalia legata alle peculiarità del Paese è stata poi riconosciuta dagli studiosi come un equilibrio "cattivo" e stabile in cui qualunque economia può cadere.
Tentativi troppo timidi
Per uscire da questa trappola, e avviare l'economia verso un equilibrio "buono" occorre uno sforzo enorme. Già all'inizio di questo secolo Milton Friedman, padre di quel monetarismo in genere associato a una politica di grande rigore, invitava la banca centrale a inondare il sistema di denaro, acquistando assets, per contrastare la riduzione dell'offerta di moneta. Non fu ascoltato abbastanza: per evitare di strafare, la Nippon Ginko ha più volte creato prematuramente l'aspettativa di una stretta monetaria.
La Abenomics
La svolta è arrivata con Shinzo Abe, l'attuale primo ministro, che ha varato una nuova politica economica ultraespansiva, tradizionale nei suoi strumenti - Keynes più Friedman, entrambi rinnovati - ma molto aggressiva. La politica fiscale prevede un aumento della spesa pubblica, a vantaggio soprattutto degli investimenti; quella monetaria un target d'inflazione del 2% con tassi d'interesse negativi e massicci acquisti di bond.

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