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lunedì 16 settembre 2013

Il Giappone resta senza energia nucleare, non succedeva da mezzo secolo

da www.atlasweb.it

    di  .  Scritto  il  16 settembre 2013  alle  7:00.

Chiuderà i battenti oggi l’ultimo ancora funzionante in . Alle prime ore di oggi il reattore 4 di , nell’ovest del paese ha cessato di generare elettricità e il Giappone, per la prima volta dagli anni ’60 resterà senza energia elettrica di origine . Una situazione che verosimilmente potrebbe prolungarsi fino al prossimo dicembre.giapponereattoreohi
Nel frattempo, le varie società elettriche che gestiscono la cinquantina di impianti nucleari stanno migliorando i sistemi di sicurezza e alcune hanno già fatto richiesta al governo per riattivare i reattori.
Le misure di sicurezza aggiuntive sono state conseguenza diretta dell’incidente di del 2011 e delle preoccupazioni sulla salute e sull’ambiente che ne sono derivate. Fino a quel momento il Giappone i reattori soddisfacevano il 30% del fabbisogno interno di energia.
Il governo di Shinzo Abe è comunque favorevole a una piena ripresa delle attività anche perché l’energia nucleare è considerata fondamentale per i piani di ripresa economica dopo anni di recessione.
Dopo lo tsunami che costrinse alla chiusura Fukushima e man mano gli altri impianti, il rincaro medio della bolletta elettrica è stato del 30%. A Fukushima – danneggiato da un terremoto e da un successivo tsunami – i piani per riportare la situazione sotto controllo sono stati intanto rallentati dalla fuoriuscita nelle ultime settimane di acqua altamente contaminata da uno dei serbatoi.

venerdì 13 settembre 2013

Il miliardario Wang Gongquan arrestato dalla polizia: è amico dei dissidenti

da www.asianews.it

di Wang Zhicheng
È accusato di radunare persone "per disturbare l'ordine pubblico": la stessa accusa con cui è stato imprigionato l'attivista Xu Zhiyong. Wang è fra i propugnatori di una raccolta di firme online per la liberazione di Xu. Per il miliardario, davanti alla corruzione del Partito, il divario fra ricchi e poveri, l'abissale inquinamento, occorre un'alleanza fra imprenditori e cittadini per spingere il governo ad aprire di più la società, perché non cresca la violenza.


Pechino (AsiaNews) - Il miliardario Wang Gongquan (v. foto) è stato arrestato oggi a mezzogiorno a Pechino. Egli è noto per l'uso spregiudicato dei social network e per la sua solida amicizia con alcuni dissidenti quali Xu Zhiyong.
La notizia del suo arresto è stata diffusa subito da Teng Biao, attivista per i diritti umani e professore all'università di Pechino, affermando che almeno 20 poliziotti sono andati a casa di Wang e lo hanno portato via.
Lo scrittore Xiao Shu, un altro amico dell'arrestato, ha detto che Wang  non è stato ammanettato.
Secondo testimoni, la polizia ha interrogato Wang perché "sospettato di aver raccolto una folla per disturbare l'ordine pubblico".
Questa accusa è uguale a quella che ha portato Xu Zhiyong alla detenzione. Xu è il fondatore del Movimento del nuovo cittadino ed è nelle mani della polizia da metà luglio. La sua "colpa" è di chiedere con forza che tutti i capi del Partito comunista pubblichino la lista delle loro ricchezze. Ma per Pechino questo è un tentativo di "sovvertire l'ordine dello Stato".
Wang Gongquan è fra i fautori di una raccolta di firme per la liberazione di Xu. La sua critica al Partito è di tipo politico ed economico. In passato egli ha criticato la struttura oligarchica del governo cinese, che concede grandi prestiti e sostegno alle ditte statali, i cui manager sono gli alti papaveri del Partito, ma penalizza le ditte private, che contribuiscono per oltre il 70% del Pil.
Pechino vede con preoccupazione un legame troppo stretto fra mondo imprenditoriale (privato) e dissidenza. In una recente intervista, Wang Gongquan ha spiegato le sue ragioni. Egli ha affermato che  con la crescente corruzione, ineguaglianza sociale e inquinamento, è necessario che imprenditori e cittadini uniscano le loro forze per spingere al cambiamento.  Da parte sua, se un individuo viene trattato in modo ingiusto dallo Stato onnipotente, egli penserà di non avere altra via che la violenza. "Se il governo non sostiene una società aperta - egli ha detto - potrà causare ancora più danni e violenze. E questo non è negli interessi del governo".

lunedì 9 settembre 2013

Coree: è “luna di miele”, Pyongyang dice sì a bandiera e inno sudcoreani

da www.atlasweb.it

    di  .  Scritto  il  9 settembre 2013  alle  7:00.

Per la prima volta nella sua storia, la permetterà che all’interno del proprio territorio venga issata la bandiera nazionale e suonato l’inno della in occasione di una gara di sollevamento pesi, ha riferito nel weekend il ministero dell’Unificazione sudcoreano.coreadelsudbandiera
“La Corea del Nord ci ha notificato che sarà issata la nostra bandiera e che si riprodurrà il nostro inno nazionale nel caso in cui qualcuno dei nostri atleti dovesse vincere una medaglia d’oro”, riporta un comunicato del ministero.
Un totale di 41 atleti sudcoreani parteciperanno alla Coppa d’Asia e al Campionato tra club di Sollevamento Pesi 2013, che si svolgerà dall’11 al 17 settembre a .
Un’autorizzazione alquanto insolita per il regime di Kim Jong-un, che non riconosce i simboli nazionali del vicino del Sud. Come unico precedente, lo scorso maggio la televisione di stato del Partito Comunista (Kctv) ha mostrato la bandiera sudcoreana sul tabellone di una partita internazionale di ping-pong.
Il nuovo gesto riconciliatore nordcoreano avviene in una fase marcata dalla distensione tra le due , che in questi giorni cercano di superare un prolungato periodo di tensione e di negoziare la ripresa di una serie di progetti comuni come il parco industriale di , i ricongiungimenti familiari e i viaggi turistici per i cittadini sudcoreani al complesso nordcoreano del Monte Kumgang.

venerdì 6 settembre 2013

G20, incontro “inaspettato” fra Shinzo Abe e Xi Jinping

da www.asianews.it

Ai margini della prima sessione del summit di San Pietroburgo, i leader di Cina e Giappone si parlano per 5 minuti. Entrambi vogliono “la pace” e “un rapporto bilaterale che sia di reciproca convenienza” ma non affrontano i temi sensibili che li dividono, primo fra tutti il possesso delle Senkaku/Diaoyu.


San Pietroburgo (AsiaNews/Agenzie) - I leader di Cina e Giappone si sono stretti la mano e hanno parlato faccia a faccia nel corso di un inaspettato incontro ai margini del summit del G20 in corso a San Pietroburgo. Xi Jinping e Shinzo Abe non si sono mai incontrati da quando hanno preso il potere: il primo nel marzo del 2013 e il secondo nel dicembre del 2012. E i rapporti fra le due nazioni sono peggiorati in maniera seria a causa di una disputa territoriale che riguarda alcune isolette nel Mar cinese orientale.
Le isole, note come Senkaku in giapponese e Diaoyu in cinese, sono controllate da tempo dal Giappone. Nel settembre del 2011 l'acquisizione da parte di Tokyo di 3 delle 5 isolette da un privato ha scatenato la furia di Pechino, che ha lanciato una campagna politica e militare per rivendicare la propria sovranità sull'area. Nella contesa è presente anche Taiwan, che ha proposto ai contendenti di "sfruttare insieme, senza parlare di proprietà, le ricchezze locali".
Non è chiaro il valore dell'arcipelago. Si pensa che esso abbia anzitutto un valore strategico, trovandosi sulla rotta delle più importanti vie marittime; altri affermano che oltre alle acque ricche di pesca, nel sottofondo marino vi siano sterminati giacimenti di gas. Nel 2008, come gesto di distensione, i due governi hanno firmato un accordo per lo sfruttamento e la ricerca congiunti nell'arcipelago, che tuttavia è rimasto lettera morta.
I due leader hanno parlato per circa 5 minuti poco prima dell'inizio della prima sessione ufficiale del summit. L'incontro è stato confermato da alcuni membri della delegazione giapponese. Yoshihide Suga, portavoce dell'esecutivo di Tokyo, racconta che "Abe ha parlato con Xi per convincerlo a migliorare i rapporti fra i due Paesi tornando indietro al punto di partenza di una relazione che sia strategia e benefica per entrambi".
Per la Xinhua, agenzia di stampa del governo cinese, Xi ha detto che i rapporti fra Cina e Giappone "affrontano gravi difficoltà che noi non vorremmo vedere. La Cina favorisce una situazione che sia positiva per entrambi, ma il Giappone deve rispondere alle questioni territoriali e a quelle storiche con spirito corretto e con lo sguardo rivolto al futuro". Pechino accusa Tokyo di non aver ancora risposto in maniera adeguata alle violazioni compiute dai soldati nipponici in tempo di guerra.

martedì 3 settembre 2013

Fukushima, Tokyo stanzia mezzo miliardo di dollari. Verso un aumento dell'Iva

da www.ilsole24ore.com

Fukushima, Tokyo stanzia mezzo miliardo di dollari. Verso un aumento dell'Iva
TOKYO - Il governo giapponese ha inviato oggi due importanti messaggi alla comunità internazionale. Anzitutto, ha reso noto che scende direttamente in campo per non lasciare sola la Tepco nella difficile gestione dei problemi alla centrale nucleare di Fukushima Daiichi: viene stanziato l'equivalente di circa mezzo miliardo di dollari di denaro pubblico per cercare di risolvere l'emergenza delle fuoriuscite di acqua radioattiva che finisce nel'oceano.
In secondo luogo, Tokyo riafferma l'impegno: in qualche modo "internazionale" - verso il risanamento delle sue finanze pubbliche: al G-20, ha preannunciato il ministro delle Finanze Taro Aso, il governo dichiarerà l'orientamento a dare il via libera definitivo al raddoppio in due fasi - dal 5 al 10% - dell'imposta sui consumi, provvedimento considerato essenziale per rimettere il bilancio statale sulla strada della sostenibilità. Al tempo stesso, però, Tokyo farà sapere che intende studiano una nuova manovra di stimoli fiscali all'economia, per evitare che l'aumento dell'Iva (dal 5 all'8% dal primo aprile 2014) possa far deragliare il momento economico positivo.
E' stato lo stesso Aso a giustificare l'ulteriore esborso di denaro dei contribuenti per aiutare la Tepco (la società di gestione di Fukushima Daiichi) a fermare le fuoriuscite di radioattività: "E' una sfida senza precedenti. E' ovvio che il governo debba farsene carico". In effetti, la comunità internazionale si è stupita che Tokyo abbia aspettato tanto a lungo, lasciando alla sola Tepco ogni responsabilità; tanto che c'è chi ipotizza una connessione con la decisione (che sarà presa nel weekend a Buenos Aires) sulla città che ospiterà le Olimpiadi del 2020. La candidatura di Tokyo, contro quelle di Madrid e Istanbul, è parsa indebolita nelle ultime settimane dallo stillicidio di notizie allarmanti provenienti dalla centrale danneggiata dal sisma e dallo tsunami del marzo 2011.
Il governo, dunque, fornirà circa 32 miliardi di yen per la costruzione di una sorta di barriera sotterranea - attraverso una tecnica speciale di "congelamento" del terreno - intorno agli edifici che ospitano i reattori (finalizzata a impedire le infiltrazioni e successive fuoriuscite di acqua), mentre altri 15 miliardi di yen andranno a migliorare le attività di trattamento delle acque. Di questi fondi, quasi 21 miliardi di yen saranno attinti dalle riserve del bilancio pubblico dell'esercizio 2013.
L'equivalente di circa 10 miliardi di dollari è già stato speso dal governo per ricapitalizzare la Tepco dopo l'incidente. Il processo di decommissionamento della centrale durerà 30-40 anni, secondo le stime ufficiali. Per qualche esperto potrebbe in realtà durare cento anni: un buco nero perle finanze pubbliche giapponesi. I 47 miliardi di yen addizionali stanziati oggi certo non basteranno.