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venerdì 13 settembre 2013

Il miliardario Wang Gongquan arrestato dalla polizia: è amico dei dissidenti

da www.asianews.it

di Wang Zhicheng
È accusato di radunare persone "per disturbare l'ordine pubblico": la stessa accusa con cui è stato imprigionato l'attivista Xu Zhiyong. Wang è fra i propugnatori di una raccolta di firme online per la liberazione di Xu. Per il miliardario, davanti alla corruzione del Partito, il divario fra ricchi e poveri, l'abissale inquinamento, occorre un'alleanza fra imprenditori e cittadini per spingere il governo ad aprire di più la società, perché non cresca la violenza.


Pechino (AsiaNews) - Il miliardario Wang Gongquan (v. foto) è stato arrestato oggi a mezzogiorno a Pechino. Egli è noto per l'uso spregiudicato dei social network e per la sua solida amicizia con alcuni dissidenti quali Xu Zhiyong.
La notizia del suo arresto è stata diffusa subito da Teng Biao, attivista per i diritti umani e professore all'università di Pechino, affermando che almeno 20 poliziotti sono andati a casa di Wang e lo hanno portato via.
Lo scrittore Xiao Shu, un altro amico dell'arrestato, ha detto che Wang  non è stato ammanettato.
Secondo testimoni, la polizia ha interrogato Wang perché "sospettato di aver raccolto una folla per disturbare l'ordine pubblico".
Questa accusa è uguale a quella che ha portato Xu Zhiyong alla detenzione. Xu è il fondatore del Movimento del nuovo cittadino ed è nelle mani della polizia da metà luglio. La sua "colpa" è di chiedere con forza che tutti i capi del Partito comunista pubblichino la lista delle loro ricchezze. Ma per Pechino questo è un tentativo di "sovvertire l'ordine dello Stato".
Wang Gongquan è fra i fautori di una raccolta di firme per la liberazione di Xu. La sua critica al Partito è di tipo politico ed economico. In passato egli ha criticato la struttura oligarchica del governo cinese, che concede grandi prestiti e sostegno alle ditte statali, i cui manager sono gli alti papaveri del Partito, ma penalizza le ditte private, che contribuiscono per oltre il 70% del Pil.
Pechino vede con preoccupazione un legame troppo stretto fra mondo imprenditoriale (privato) e dissidenza. In una recente intervista, Wang Gongquan ha spiegato le sue ragioni. Egli ha affermato che  con la crescente corruzione, ineguaglianza sociale e inquinamento, è necessario che imprenditori e cittadini uniscano le loro forze per spingere al cambiamento.  Da parte sua, se un individuo viene trattato in modo ingiusto dallo Stato onnipotente, egli penserà di non avere altra via che la violenza. "Se il governo non sostiene una società aperta - egli ha detto - potrà causare ancora più danni e violenze. E questo non è negli interessi del governo".

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