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lunedì 9 giugno 2014

La nuova Via della Seta, il sogno cinese che può diventare l'incubo dell'Occidente

da www.asianews.it

CINA - RUSSIA - ASIA
di Lauren Dickey
Il progetto di Pechino per due nuove rotte commerciali, di terra e di mare, che possano unire tre continenti sta diventando una realtà. Gli accordi di maggio fra Xi Jinping, il russo Putin e tutti i leader dell'Asia centrale rappresentano la realizzazione di una visione economica e politica sempre più "sino-centrica". A pagarne le spese saranno la cosiddetta "Eurasia" e le vecchie rotte commerciali Usa.


Hong Kong (AsiaNews) - La visione cinese per una nuova "Via della Seta economica", come annunciato qualche tempo fa dalla Xinhua, consiste nello stabilire un criterio di integrazione regionale intorno alla Cina e renderlo una linea  economica attraente per le nazioni dell'Asia centrale. Grazie a una serie di accordi strategici firmati il mese scorso dal presidente cinese Xi Jinping e dai leader di quelle nazioni, questa visione - una "Via della Seta" terrestre e un'altra marittima - sta divenendo in fretta una realtà.
Come componente chiave della diplomazia cinese, Pechino sta ben attenta ad assicurarsi che gli accordi bilaterali con le nazioni dell'Asia centrale abbiano implicazioni multilaterali. La strategia per una "Via della Seta" non sta soltanto avvicinando sempre di più gli Stati dell'Asia centrale, ma di fatto punta a collegare tre continenti generando riverberi geopolitici in tutto il mondo.
I dettagli conosciuti relativi ai piani cinesi per le due "Vie della Seta" sono pochi. Le mappe ufficiali mostrano le aspirazioni di Pechino per una rotta che unisca Oriente e Occidente, rinvigorendo le eredità storiche e culturali cinesi e veicolando la consapevolezza delle politiche amichevoli della Cina nei confronti dei propri vicini [v. Xinhua, 8 maggio]. Secondo una mappa pubblicata dalla Xinhua, la Via della Seta terrestre inizierà a Xian, puntando a Occidente attraverso Lanzhou, Urumqi e Khorgas prima di girare verso sud-ovest attraverso l'Asia centrale, il Medio Oriente e l'Europa. Qui dovrebbe incontrarsi con la Via della Seta marittima, a Venezia [v. Sohu, maggio 2014].
La Via della Seta marittima toccherà Quanzhou, Guangzhou, Beihai e Haikou nella rotta verso lo Stretto di Malacca e l'Oceano Indiano; attraverserà il Corno d'Africa prima di entrare nel Mar Rosso e nel Mediterraneo. Una volta completate, le Vie della Seta porteranno "nuove opportunità e un nuovo futuro per la Cina e per tutte le nazioni sulla strada che vogliono svilupparsi".
La recente attenzione della Cina nei confronti delle nazioni che rientrano nelle nuove Vie della Seta offre qualche indizio per capire meglio cosa comportino esattamente queste rotte. Il viaggio del presidente russo Vladimir Putin in Cina, avvenuto alla fine di maggio, ha rappresentato la punta di diamante di settimane di accordi strategici firmati da Pechino. I successi degli incontri bilaterali fra Putin e Xi Jinping a Shanghai - il più imponente è quello per la vendita di 38 miliardi di metri cubi di gas alla Cina ogni anno a partire dal 2018 (dal valore di 400 miliardi di dollari) - sono stati preceduti da incontri allo stesso modo significativi fra i leader cinesi e le loro controparti di Turkmenistan, Kazakistan e Azerbaijian. Questi incontri bilaterali si sono concentrati sull'impegno cinese per lo sviluppo della Via economica della Seta; riassunti, possono essere descritti come il maggior passo avanti verso la realizzazione di quelli che fino a ora erano solo discorsi.
Nel percorso verso l'incontro di Shanghai della "Conference on Interaction and Confidence Building Measures in Asia" (Cica), il primo leader dell'Asia centrale a sottoscrivere la profondità strategica dei legami della regione con la Cina è stato il presidente del Turkmenistan, Kurbanguly Berdymukhamedov. Una settimana prima della sua visita a Pechino (avvenuta a metà maggio), la Cina ha aperto un impianto di trasformazione dal valore di 600 milioni di dollari nei campi di gas di Bagtyarlyk, ovvero dove passa un gasdotto cinese da 4.375 miglia [v. Reuters, 7 maggio].
Le esportazioni di gas dal Turkmenistan alla Cina sono aumentate negli ultimi anni: i funzionari di entrambi i Paesi mirano a toccare i 40 miliardi di metri cubi l'anno entro il 2016, grazie alla copertura finanziaria cinese proprio di Bagtyarlyk. All'arrivo in Cina, Berdymukhamedov ha firmato un pacchetto di accordi con Pechino e ha formalizzato l'ascesa del Turkmenistan nel novero delle nazioni dell'Asia centrale (l'ultima in ordine di tempo) che hanno una "partnership strategica" con la Cina [v. EurasiaNet, 13 maggio]. Le due nazioni si sono accordate per rafforzare la cooperazioni in aree che vanno dall'estrazione di gas naturale allo sviluppo delle infrastrutture sul confine, fino agli scambi culturali [Xinhua, 13 maggio].
Il successivo incontro strategico è stato fra il presidente Xi e il presidente del Kazakistan, Nursultan Nazarbayev. Come la sua controparte turkmena, anche Nazarbayev ha firmato una serie di contratti energetici e si è accordato per rafforzare la cooperazione di sicurezza bilaterale, con attenzione particolare alla situazione in Afghanistan [v. Xinhua, 19 maggio]. Oltre al sostegno reciproco per la pace, la stabilità e lo sviluppo sia dell'Afghanistan che della regione, Nazarbayev ha espresso l'entusiasmo del Kazakistan per la possibilità di fornire sostegno energetico allo sviluppo economico cinese, e ha dato il benvenuto a ogni investimento cinese nella sua nazione [v. Ministero degli Esteri della Repubblica popolare cinese, 19 maggio].
Memorandum di intesa sono stati siglati fra la banca cinese Exlm, la China National Petroleum Corporation e la compagnia di investimenti statale Citic Group per la concessione di prestiti per lo sviluppo e la costruzione di un oleodotto [v. Azernews, 20 maggio]. La Cina ha anche reiterato il suo interesse nell'aiutare il Kazakistan a comprare navi da guerra [v. EurasiaNet, 24 maggio].
Un giorno prima di incontrare il presidente russo Vladimir Putin e firmare con lui circa 50 accordi economici, Xi Jinping ha incontrato il presidente dell'Azerbaijian Llham Aliyev. Con lui ha siglato contratti in campo energetico, tecnologico, bancario e di infrastrutture [v. Azernews, 22 maggio]. L'Azerbaijian, come le altre nazioni dell'Asia centrale, è una nazione-chiave per il transito, dato che unisce l'Asia all'Europa. Al momento il Paese sta costruendo il più grande porto sul Mar Caspio, l'International Trade Seaport di Alat, nei pressi di Baku. Una volta completato, il porto aumenterà il volume di carico fino a circa 20 milioni di tonnellate l'anno. Non è poco per i cinesi, che guardano ai mercati dell'Europa e del resto del mondo.
Con tutta questa serie di incontri e di accordi strategici in testa, non deve sorprendere che Putin continui la sua scalata verso Oriente attraverso l'accordo fra Gazprom e Cnpc e gli altri 49 contratti con Pechino [v. China Daily Europe Online, 21 maggio]. Se Putin avesse scelto di non accordarsi con la Cina su questioni commerciali ed economiche (in particolare), di fatto avrebbe chiuso alla Russia l'accesso alla Via economica della Seta. Ora, invece, Pechino e Mosca sono pronte per portare il proprio rapporto commerciale bilaterale a 100 miliardi di dollari l'anno entro il 2015 (e a 200 entro il 2020) e ad espandere l'insediamento della valuta locale e gli investimenti transfrontalieri, approfondendo le politiche macroeconomiche che siano reciprocamente vantaggiose.
Gli accordi di Pechino con Turkmenistan, Kazakistan, Azerbaijian e Russia sono esattamente quello che serve per rendere la Via economia della Seta una realtà per la Cina. Per Pechino, la "cintura economica" sfrutta la cooperazione energetica regionale al fine di garantire la sicurezza energetica, la crescita economica sostenibile e la lotta contro le minacce alla stabilità interna cinese [v. Xinhua, 25 maggio; Huanqiu, 21 maggio]. Gli accordi bilaterali fra Pechino e gli Stati dell'Asia centrale richiedono che tutte le nazioni coinvolte collaborino con i vicini, in particolare nel settore energetico.
Ora le capitali della regione si aspettano che tutti i vicini sosterranno lo sviluppo della nuova Via della Seta, così come ordinato da Pechino. Di conseguenza, mentre queste nazioni hanno firmato accordi con la Cina che le renderanno migliori dal punto di vista economico, hanno allo stesso tempo accettato di divenire pezzi nelle mani di Pechino e della sua grande strategia per dominare la Via della Seta.
Di conseguenza, mentre le nuove Vie della Seta continuano a svilupparsi, è probabile che l'attenzione dei russi e degli asiatici del centro continui a essere rivolta a est. Oppure queste nazioni dovranno sopportare ingenti perdite economiche. Le rotte del commercio che uniscono tre continenti, una volta che saranno completate, minacceranno sia la longevità della zona economica euro-asiatica sia i network commerciali americani pre-esistenti.
È chiaro che le aspirazioni della Cina per una Via della Seta di terra e di mare non devono più essere considerate come "un altro round" di esercizi di retorica da parte della leadership cinese. Gli accordi bilaterali dello scorso mese mostrano che la Cina sta facendo progressi rapidi nello sviluppo della sua visione e che sta offrendo una migliore opportunità per capire bene a cosa serviranno, in ultima analisi, queste Vie della Seta.
(Per gentile concessione della Jamestown Foundation. Traduzione italiana di AsiaNews)

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