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martedì 30 settembre 2014

Euro, la convertibilità con lo yuan è realtà

da www.rivistaeuropae.eu

Euro, la convertibilità con lo yuan è realtà
Lunedì 29 settembre la giornata economica e finanziaria è cominciata con un breve quanto storico comunicato stampa della People’s Bank of China (la Banca Centrale Cinese): dal 30 settembre inizia l’era degli scambi diretti tra yuan ed euro. D’ora in avanti sul mercato dei cambi, nel commercio internazionale e nelle operazioni di investimento, sarà possibile scambiare le due valute senza dover effettuare obbligatoriamente lo scambio in dollari. La svolta non deve stupire, poiché nell’aria già da tempo.
La creazione di una clearing house (organismo di gestione e compensazione dello scambio tra valute) per gestire la conversione tra euro e yuan è notizia del mese di marzo 2014. La sede scelta per ospitare tale istituzione è Berlino. Si tratta di una decisione non priva di implicazioni, anche alla luce della fondazione della New Development Bank da parte dei Brics. Infatti, senza ricadere sulle solite superficiali conclusioni che parlano di “economia globale in fase di de-dollarizzazaione” o di “lo yuan sempre più valuta di riserva globale”, non saranno poche le conseguenze, per l’eurozona, per la Cina e per il resto del mondo, di questa svolta storica.
Costi di transazione più bassi. La domanda e l’offerta di euro e yuan potranno incontrarsi in modo più efficiente, evitando i costi di transazione attuali dovuti alla conversione in dollari. Questo vuol dire meno spese interbancarie non solo per le società commerciali impegnate nell’import-export, ma anche per gli investitori europei che vorranno acquistare titoli denominati in yuan e viceversa. L’Italia dovrà prendere la palla al balzo per accrescere l’interscambio commerciale con la Cina ed aprire i suoi mercati finanziari ad investitori cinesi.
Un mercato dei cambi più libero. Lo scambio diretto euro-yuan permetterà una maggiore libertà di movimento e maggiori oscillazioni del tasso di cambio tra le due valute. L’obbligo di conversione in dollari, ingessava un po’ i meccanismi ed il tasso di cambio veniva determinato in relazione ai cambi reciproci tra euro-dollaro e dollaro-yuan.
Una minore domanda di dollari. Nei primi sei mesi del 2014, sul mercato interbancario cinese sono stati convertiti, passando dal dollaro, 14,11 miliardi di euro (18 miliardi di dollari). Per stimare i primi effetti della convertibilità diretta, si può pensare che negli ultimi tre mesi del 2014 la domanda di dollari calerà di ben 9 miliardi. Questo non provocherà, da solo, una rapida de-dollarizzazione dell’economia globale, ma bisognerà considerare l’impatto cumulativo degli accordi di convertibilità diretta portati avanti da Cina, UE, Regno Unito, Giappone e Russia. Accordi che stimolano molti interrogativi, soprattutto per quanto riguarda gli Stati Uniti e la loro Banca Centrale (la Federal Reserve). Quest’ultima in particolare, dovrà mostrare più cautela prima di lanciare operazioni di Quantitative Easing, e di aumento indefinito della quantità di moneta in circolazione, poiché i dollari in eccesso saranno sempre meno ri-assorbiti dal sistema finanziario mondiale. Per gli Stati Uniti accrescerà inoltre il rischio di svalutazione ed inflazione interna.
Un euro più stabile e maggiori investimenti nell’eurozona. La moneta unica, dopo questo accordo, dovrebbe acquistare un ruolo sempre più importante come valuta di riserva mondiale. Un vantaggio che si ripercuoterà anche sull’Italia. La Banca Centrale Cinese ha già infatti da tempo iniziato un programma di accumulo di asset denominati in euro e tra questi sono inclusi anche il 2% di capitalizzazione di Eni, Enel, Telecom e Generali. Aumentando l’afflusso di capitali verso la borsa italiana, dovrebbero migliorare anche i risultati delle future privatizzazioni di aziende pubbliche, con creazione di maggior valore per lo Stato e maggiori risultati nell’abbattimento del debito pubblico. Poiché poi anche i BTP potrebbero entrare nel paniere di asset strategici di riserva, l’altro importante risultato potrebbe essere una nuova diminuzione dei tassi di interesse.

mercoledì 3 settembre 2014

Tokyo, Abe cambia il governo. Nel nuovo esecutivo cinque donne

da www.ilsole24ore.com

Shinzo Abe (foto Reuters) 
Shinzo Abe (foto Reuters)
TOKYO – Capita di rado che gli investitori di Borsa si entusiasmino per la sostituzione di un ministro della Sanità e Previdenza. Ma questo appare il caso del Giappone, dove il premier Shinzo Abe ha varato oggi un ampio rimpasto del suo esecutivo (nato 20 mesi fa), in cui tra l'altro entrano in totale 5 donne (un record pari a quello del Gabinetto Koizumi del 2001-2002) contro le precedenti due.
Se pure i principali responsabili dell'economia sono stati confermati (Taro Aso alle Finanze e alla vicepresidenza, e Akira Amari alle politiche economiche), spicca la nomina di Yasuhisa Shiozaki alla Sanità, in quanto si tratta di un politico noto per aver già cercato di promuovere una strategia di investimenti più aggressiva da parte del Government Investment Pension Fund, il maggiore fondo pensioni del mondo. Alcuni passi avanti in questo senso sono già stati fatti, ma la circostanza che ora sarà Shiozaki il ministro da cui dipende la supervisione del fondo lascia pensare che proseguirà con maggiore decisione una evoluzione secondo cui nel portafoglio del Gpif ci saranno sempre meno bond domestici (magari non più del 40%) e più asset di rischio, come azioni oltre che strumenti finanziari stranieri. Shiozaki, che era stato capo di gabinetto nel primo governo Abe (2006-2007) è considerato anche un fautore di riforme sistemiche.
L'altra novità di spicco è la nomina della rampante quarantenne Yoko Obuchi - figlia dell'ex premier Keizo Obuchi e due volte madre - come titolare del Ministero dell'Economia, Commercio e Industria. Cambia anche il ministro dell'Agricoltura, dicastero importante come tradizionale "frenatore" dei negoziati di libero scambio con Usa (nell'ambito della Trans-Pacific Partnership) ed Unione Europea. Confermato agli esteri Fumio Kishida, mentre prosegue la tradizionale vorticosa rotazione tra i titolari della Difesa, dove Akinori Eto sostituisce Itsunori Onodera.
Secondo l'economista Robert Feldman di Morgan Stanley MUFG, il rimpasto sembra segnalare una volontà di accelerazione della spinta alle riforme, almeno in alcune aree. Altri vedono nella conferma di Aso una indicazione che sarà presa tra un paio di mesi la decisione più difficile che attende al varco l'esecutivo: dare il via libera definitivo al previsto nuovo aumento dell'Iva al 10% a partire dall'ottobre 2015.

In parallelo al rimpasto, Abe ha risistemato la situazione nel partito. Ne ha tolto la guida a un potenziale futuro rivale, Shigeru Ishiba, che ha accettato la posizione di ministro per la rivitalizzazione delle economie regionali. Nuovo segretario generale del partito è Sadakazu Tanigaki, considerato un fautore del miglioramento dei rapporti con la Cina.

Il primo governo Abe è durato 617 giorni senza modifiche: un record per il dopoguerra. La sua popolarità è calata da un sorprendente 70% agli inizi a circa il 50% attuale. Con la mossa di oggi, Abe intende rafforzare la presa sulla macchina governativa e su quella del partito, rilanciando l'azione di governo in un momento in cui l'economia dà segnali di affanno dopo l'aumento della pressione fiscale indiretta.